Racconti di cefalea

Il lavoro che qui si presenta è una raccolta di 31 racconti di persone sofferenti in modo cronico di cefalea, rilevati presso il Centro Cefalee all’interno della sezione di Tossicologia e Farmacologia Clinica, Dipartimento di Scienze Biomediche, Sezione di Farmacologia del Policlinico dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Lo scopo è stato quello di capire come si costruisca (o si ricostruisca) l’identità del malato di cefalea; quale sia la sua rappresentazione sociale della malattia, quali le sue strategie di negoziazione identitaria. Per fare ciò ci si è avvalsi del “racconto di malattia”, strumento capace di esplorare a fondo, e a distanza ravvicinata, la dimensione della esperienza di malattia. Intendo con questo sostenere che la narrazione è la strada che l’approccio biografico segnala come elettiva per comprendere in che modo le persone strutturino ciò che per il ricercatore è ignoto: vivere con una malattia, vivere la cronicità, vivere una malattia invisibile. Da questo punto di vista la cefalea si è rivelata una patologia affascinante nella sua drammaticità silenziosa. Non dà evidenti segni esteriori della sua presenza, ma la sua invisibilità sta soprattutto nel fatto che, come avremo modo di argomentare, molto spesso essa non è riconosciuta come vera malattia; per usare le parole di persone che hanno raccontato la loro storia di malattia: «…il mal di testa non si vede…». Chi soffre di cefalea denuncia l’incomunicabilità del dolore che la accompagna: lo si vedrà accostando gli aspetti clinici ed epidemiologici di questa malattia e ne avremo conferma da quanto emergerà rispetto al suo impatto sociale ed economico, affrontato nel cuore del testo, al terzo capitolo. A partire da una riflessione sul significato della malattia e del dolore, affrontati nel primo capitolo, e sul modo in cui essi vengono narrati nelle discipline mediche e sociali, nel secondo capitolo, si analizzeranno le complesse ed inaspettate relazioni che emergono tra la dimensione soggettiva della malattia, quella biomedica e quella della sua rappresentazione sociale. Si tratta di dimensioni calate nel contesto della malattia cronica, all’interno del quale emergono vere e proprie rotture nella biografia di chi è malato. Queste avvengono tra l’identità personale e l’identità sociale della persona, poiché chi vive questa particolare patologia lo fa spesso immerso in un dilemma, talvolta irrisolvibile, per cui ci si trova in un costante equilibrio instabile tra il vivere la propria condizione nella totale segretezza e/o lo scoprirsi agli altri, rischiando di attivare azioni di stigma nei propri riguardi. Malgrado abbia bussato a varie porte, la conduzione di questa ricerca non sarebbe stata possibile senza la disponibilità della direzione e del personale del Centro cefalee del Policlinico di Modena.

di Cristina  Lonardi

Dottore di ricerca in Scienze dell’Educazione e della Formazione presso l’Università di Verona e contrattista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Verona. Fra le sue varie pubblicazioni: Raccontare e raccontarsi. L’approccio biografico nelle scienze sociali (QuiEdit 2006); con Niero M. e Oprandi N. Strumenti di ricerca sociale qualitativa nelle organizzazioni sanitarie: focus group, delphi e approccio narrativo (Dedalo 2006); Handicap: un percorso etimologico, in Salute & Società (Angeli 2005).

Racconti di cefalea

Caratteristiche Tipografiche

Pagine 212
Formato 14x21
Rilegatura Cucita
   

Edizione Italiana

Ultima Edizione Stampa  2006
Anno 2006
ISBN 88-89480-84-X